Bencivenga testimonial dell’HaBaWaBa International Festival

Posted · Add Comment
Settebello Bencivenga repertorio

Giocare, vincere, ma soprattutto dare il massimo. Per quasi 30 anni di carriera è stato questo l’obiettivo di Fabio Bencivenga, campione della nostra pallanuoto che la Waterpolo Development ha scelto come testimonial della 12a edizione dell’HaBaWaBa International Festival, al via il 16 giugno al Bella Italia & EFA Village di Lignano Sabbiadoro. Che giocasse una finale di Champions League o la gara chiave per la salvezza di un club di A2, il “Drago” di Curti ha sempre provato a ottenere il massimo da sé stesso e a lasciare il segno. Il suo spirito, dunque, incarna uno dei valori chiave del mondo HaBaWaBa, la voglia di lottare e di sacrificarsi per i compagni, fondamentale per raggiungere qualunque obiettivo: con questa attitudine, Bencivenga è arrivato a ottenere 5 scudetti, 3 Champions League, una Coppa delle Coppe, due SuperCoppe Europee e quattro partecipazioni olimpiche condite dal bronzo di Atlanta ’96. 

Bencivenga in azione con la calottina dell'Arechi (foto FABIO BARBIERI IMMAGINI)

Bencivenga in azione con la calottina dell’Arechi (foto FABIO BARBIERI IMMAGINI)

E con lo stesso spirito Bencivenga in questa stagione è tornato in acqua dopo 3 anni di inattività, risultando decisivo, a 43 anni, per la salvezza dell’Arechi in A2. “Qualcuno ha detto che ero pazzo, ma in questa stagione ho raggiunto un doppio successo: mi sono rimesso in forma e ho centrato la salvezza con l’Arechi, una società che merita rispetto per come è strutturata e per le ambizioni che vanta. Ora sono pronto per l’HaBaWaBa, un evento che ha alla base una filosofia che condivido: avvicinare i bambini e farli appassionare alla pallanuoto”. Bencivenga insegue lo stesso obiettivo con l’Aqavion, società del comune napoletano di Brusciano di cui è direttore sportivo. E che, a giugno scorso, ha vinto il torneo U11 all’HaBaWaBa International Festival. “È stato bello, ha rappresentato una spinta al nostro lavoro. All’Aqavion ci impegniamo molto nella pallanuoto per bambini, anche sottraendo spazi acqua agli adulti. L’obiettivo è creare un settore giovanile che possa essere di riferimento anche per club che militano nei campionati maggiori”. 

Il primo passo è far appassionare i piccoli alla waterpolo proprio come avvenne per Bencivenga, che si innamorò della pallanuoto a 11 anni e che tutt’ora non può farne a meno. “Nuotavo dall’età di 4 anni, ero bravo e volevo gareggiare nel nuoto. Ma a 11 anni il Volturno, la mia società dell’epoca, mi spinse verso la pallanuoto. Avendo una buona base natatoria diversa, alcune cose mi venivano facili, in altre invece non ero capace. Ma sono sempre stato testardo e così ho iniziato ad allenarmi più duramente e col passare del tempo ho iniziato a migliorare: quando mi sono accorto dei miei passi avanti, non sono più riuscito a fare a meno della pallanuoto. Mi divertivo nell’allenarmi e nel vedere i risultati del mio lavoro. Così mi sono innamorato della pallanuoto”. E, giovanissimo, Bencivenga ha fatto il suo esordio nella waterpolo degli adulti. A 14 anni Bruno Cufino mi lanciò in A2 come secondo centroboa del Caserta. Certo, ero già 1,90, ma non smetterò mai di ringraziare Bruno per avere avuto fiducia in me: anche nella pallanuoto di oggi i giovani dovrebbero aver spazio per maturare”. 

Bencivenga è attualmente anche direttore sportivo dell'Aqavion

Bencivenga è attualmente anche direttore sportivo dell’Aqavion

Iniziata così, la storia sportiva di Bencivenga è poi proseguita al Catania, nel Posillipo, alla Pro Recco, nell’Acquachiara e naturalmente nel Settebello. Bencivenga s’è ritirato due volte (2012 e 2015) e due volte è tornato a giocare, per provare ancora i brividi che solo lo sport può dare. “Le tre Champions League con il Posillipo e la sfilata ad Atlanta ’96, le mie prime Olimpiadi, sono ricordi memorabili. Ma se penso ad un’emozione legata alla pallanuoto mi viene in mente proprio la salvezza di qualche giorno fa con l’Arechi, l’abbraccio con i miei compagni di squadra. Può sembrare un traguardo minore rispetto ad altri, ma la verità è che solo lo sport trasmette queste emozioni, solo lo sport crea questo tipo di legame con gli altri. Quando cresceranno, i piccoli atleti dell’HaBaWaBa si sentiranno ancora uniti con quelli che erano i loro compagni. E impareranno anche una lezione di vita: nessuno nasce campione, ma campione si diventa. Mettersi in discussione, impegnarsi, è l’unico modo per migliorare e per raggiungere i propri obiettivi”.   

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *